I percorsi dedicati alla Sindrome di Angelman

Ricevere una diagnosi di Sindrome di Angelman (SA) è un momento delicato e complesso, che segna l’inizio di un percorso fatto di domande, decisioni e bisogni specifici. OR.S.A. si impegna ad accompagnare le famiglie in questo cammino, offrendo informazioni e strumenti per garantire supporto completo, dalla fase diagnostica fino all’inclusione scolastica e sociale.

Percorso Genetico

Il percorso genetico per un nascituro con sospetta o accertata Sindrome di Angelman (AS) è fondamentale per confermare la diagnosi, identificare il meccanismo genetico specifico e fornire una consulenza genetica appropriata ai genitori riguardo al rischio di ricorrenza in future gravidanze.

La Sindrome di Angelman è una malattia neurologica dovuta all’assenza di espressione del gene UBE3A (che codifica per una ubiquitina ligasi E3) presente sulla copia del cromosoma 15 (regione 15q11-q13). La malattia insorge se il difetto genetico è presente sul cromosoma trasmesso dalla madre a causa di un meccanismo di regolazione genica, definito imprinting genomico.

Percorso Genetico per la Diagnosi

Il percorso diagnostico genetico procede per fasi, mirando a identificare una delle diverse anomalie genetiche che possono causare la sindrome.

  1. Test di Metilazione del DNA

Questo è in genere il primo test da eseguire nel sospetto clinico di AS, poiché è in grado di rilevare circa l’80% dei casi.

  • Obiettivo: Verificare il pattern di metilazione (un meccanismo di imprinting) nella regione critica sul cromosoma 15. Nelle persone sane, solo l’allele paterno è metilato (silente) in questa regione, mentre l’allele materno è non metilato (attivo).Si studia il la metilazione del locus SNRPN, perché UBE3A non è sottoposto ad imprinting nel sangue.
  • Risultati Possibili:
    • Ipometilazione dell’allele materno (assenza di metilazione materna): Conferma la diagnosi di AS. Questo risultato copre le tre cause più frequenti:
      • Delezione della regione 15q11-q13 sul cromosoma di origine materna (circa 70-75% dei casi).
      • Disomia uniparentale paterna (due copie del cromosoma 15 ereditate dal padre, nessuna dalla madre, circa 3-5% dei casi).
      • Difetto del Centro dell’Imprinting (IC) (che impedisce l’espressione materna, circa 2-3% dei casi).
    • Pattern di metilazione normale (biparentale): La diagnosi di AS non è esclusa, ma si escludono le cause più comuni. È necessario procedere con le analisi successive.
  1. Analisi del Gene UBE3A (se il Test di Metilazione è Normale)

Se il test di metilazione è normale, si analizza il gene UBE3A stesso.

  • Obiettivo: Identificare mutazioni puntiformi o piccole delezioni/duplicazioni all’interno del gene UBE3A sulla copia materna.
  • Tecnica: In genere, sequenziamento del gene UBE3A oppure più recentemente si analizza l’intero esoma, specie quando il quadro clinico non è sicuro..
  • Risultati Possibili:
    • Mutazione Patogenetica sul gene UBE3A materno: Conferma la diagnosi (circa 5-7% dei casi).
    • Nessuna anomalia identificata: Si considera la possibilità di un’anomalia genetica rara in diagnosi differenziale o ancora non nota (circa 5-10% dei casi).
  1. Analisi Cromosomica e FISH

Queste analisi possono essere utilizzate in aggiunta o per chiarire il meccanismo:

  • FISH (Ibridazione in situ a fluorescenza) o Microarray Cromosomici (CMA): Per visualizzare o rilevare la grande delezione della regione 15q11-q13 sul cromosoma materno, la causa più comune.

Consulenza Genetica e Rischio di Ricorrenza

Una volta identificato il meccanismo genetico, è fondamentale la consulenza genetica per determinare il rischio di ricorrenza per i futuri figli della coppia:

 

Meccanismo Genetico Rischio di Ricorrenza Dettagli Importanti
Delezione materna de novo

Molto basso (trascurabile).

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In caso di anomalia cromosomica nella madre il rischio di ricorrenza è del 50%

La delezione è avvenuta casualmente nel nascituro.

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Raramente (<1%) un’anomalia del cariotipo presente nella madre può causare la delezione. Si consiglia il cariotipo e FISH nella madre

Disomia Uniparentale Paterna (de novo)

Molto basso (trascurabile)

In caso il padre sia portatore di traslocazione robertsoniana 15;15 il rischio di ricorrenza è del 100%

L’errore è avvenuto casualmente durante la formazione dei gameti.

I genitori posso essere portatori di un riarrangiamento predisponente, principalmente una traslocazione robertsoniana nel padre 15;15

Difetto del Centro dell’Imprinting (de novo)

Molto basso (trascurabile)

In caso la madre sia portatrice di microdelezioni nel centro dell’imprinting ha un rischio di ricorrenza del 50%

L’errore è avvenuto casualmente.
Difetto del Centro dell’Imprinting (ereditato)

Molto raro (<1%)

Nel caso la madre sia portatrice di una microdelezione o inversione il rischio di ricorrenza è del 50% (molto rare)

Alterazione della metilazione al centro dell’imprinting sull’allele di origine materna. Può insorgere dopo il concepimento (mosaicismo).

Raramente la madre può essere portatrice di una microdelezione o inversione nella regione del centro dell’imprinting

Mutazione di UBE3A (materna)

Se la madre non è portatrice, il rischio riproduttivo è basso (solo mosaicismo germinale).

Se la madre è portatrice il rischio riproduttivo è del 50%

Se la madre è portatrice asintomatica della mutazione (il gene non è imprinted in tutti i tessuti, ma solo nel cervello, quindi la madre è sana).

Se il rischio di ricorrenza è aumentato, è possibile considerare la diagnosi prenatale (tramite amniocentesi o prelievo dei villi coriali) per gravidanze successive, utilizzando il test genetico specifico noto per la famiglia.

Percorso Neuropsichiatrico

Il Neuropsichiatra Infantile (NPI) è la figura centrale per la gestione clinica e riabilitativa del bambino affetto da Sindrome di Angelman (AS), poiché questa patologia genetica coinvolge specificamente il sistema nervoso centrale e lo sviluppo neurocomportamentale.

La Figura del Neuropsichiatra Infantile (NPI)

Il Neuropsichiatra Infantile è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi neurologici, psichici e comportamentali dello sviluppo che insorgono nell’infanzia e nell’adolescenza. Non necessariamente coincide con il Neuropediatra o il Neuropsichiatra Infantile Epilettologo Ospedaliero, ma con esso deve mantenere stretti rapporti per la definizione del progetto riabilitativo

Nel contesto della Sindrome di Angelman, il suo ruolo è quello di coordinatore dell’intero percorso di cura e riabilitazione, gestendo i sintomi più complessi e i bisogni specifici legati al neurosviluppo.

Funzioni chiave dell’NPI:

  1. Diagnosi: Convalida la diagnosi clinica (in collaborazione con l’epilettologo e il genetista) e valuta la qualità del ritardo psicomotorio, della disabilità intellettiva e dei problemi comportamentali.
  2. Gestione Medica: Prescrive e monitora le terapie farmacologiche per il controllo di sintomi neurologici specifici, in particolare l’epilessia (in collaborazione con l’epilettologo) e i disturbi del sonno.
  3. Progetto Riabilitativo: Definisce, in collaborazione con l’équipe multidisciplinare, il Progetto Riabilitativo Individuale (PRI).
  4. Consulenza: Supporta la famiglia e fornisce consulenza sulle strategie di gestione comportamentale.

Il Percorso Neuropsichiatrico per la Sindrome di Angelman

Il percorso è multidisciplinare e deve iniziare il più precocemente possibile per massimizzare il potenziale di sviluppo del bambino.

La prima parte (1 e 2 vedi sotto) abitualmente ha luogo in ambito ospedaliero.

  1. Diagnosi e Valutazione (Età Neonatale / Prima Infanzia)
  • Identificazione: L’NPI è spesso il primo specialista a cui i genitori si rivolgono per il ritardo psicomotorio e l’assenza di linguaggio espressivo (primi segni intorno ai 6-12 mesi).
  • Valutazione Clinica: L’NPI esegue una valutazione neurologica e neuropsichiatrica completa, tenendo conto delle caratteristiche tipiche (atassia, tremore agli arti, iperattività, riso frequente e immotivato).
  • Esami Strumentali: Richiesta di Elettroencefalogramma (EEG) per monitorare l’attività cerebrale e diagnosticare precocemente l’epilessia, che è un sintomo frequente (circa l’80% dei casi).
  1. Trattamento Farmacologico

L’NPI gestisce la terapia farmacologica mirata ai sintomi:

  • Epilessia: Somministrazione di farmaci antiepilettici specifici (ad es., valproato, clonazepam) per controllare le crisi, che possono essere resistenti al trattamento.
  • Disturbi del Sonno: Prescrizione di melatonina o altri farmaci per affrontare i disturbi del ciclo sonno-veglia (insonnia e risvegli notturni frequenti), che sono comuni e molto impattanti sulla qualità di vita familiare.
  • Iperattività/Comportamento: Gestione, se necessaria, di farmaci per controllare l’iperattività e i comportamenti problema (raramente aggressivi, ma spesso eccitabili e con deficit di attenzione).
  1. Terapie Riabilitative e Supporto

Questa fase si svolge preminentemente in ambito territoriale, sempre coordinata dal NPI, ma del Servizio Territoriale

L’NPI coordina l’attuazione del PRI, che include:

Area di Intervento

Obiettivo e Terapia

Sviluppo Motorio

Raggiungimento e mantenimento della deambulazione autonoma e riduzione dell’atassia. Terapie: Fisioterapia, Psicomotricità.

Comunicazione

Sviluppo di capacità comunicative alternative e aumentative. Terapie: Logopedia focalizzata su CAA (Comunicazione Alternativa Aumentativa), dato che il linguaggio verbale è gravemente compromesso.

Autonomie/Vita Quotidiana

Sviluppo di abilità di cura personale e gestione dell’ambiente. Terapie: Terapia Occupazionale per migliorare la motricità fine e l’integrazione sensoriale.

Comportamento

Gestione dell’iperattività, del deficit di attenzione e dei comportamenti problema. Terapie: Psicologo/Analista del Comportamento (spesso approcci basati sull’ABA).

  • Monitoraggio a Lungo Termine

In questa occorre una perfetta sincronia tra servizio ospedaliero e servizio territoriale per garantire una vera continuità assistenziale centrata sul paziente e sulla sua famiglia

La presa in carico è a lungo termine. L’NPI garantisce:

  • Controlli Periodici: Monitoraggio regolare dell’EEG, dello sviluppo neuromotorio e cognitivo, e degli aspetti comportamentali.
  • Prevenzione Complicazioni: Supervisione per la gestione di problemi ortopedici (frequente scoliosi), gastrointestinali e oftalmologici (strabismo).
  1. Transizione all’Età Adulta

Processo complesso che coinvolge sia il servizio Ospedaliero che il Servizio Territoriale

  • In ospedale il NPI e il Neurologo dell’adulto debbono strutturare visite in comune per la trasmissione della documentazione pediatrica e per la presentazione del paziente e dei suoi familiari al Neurologo per assicurare la continuità terapeutica e per introdurre i familiari nelle procedure che regolano l’assistenza ospedaliera in età adulta, molto diverse da quelle pediatriche/neuropsichiatriche infantili.
  • In Ambito Territoriale deve realizzarsi un passaggio dalla Neuropsichiatria Territoriali ai Servizi che gestiscono la disabilità in età adulta (di solito mancanti o insufficienti), per assicurare la continuità dell’intervento riabilitativo terapeutico assistenziale per un progetto di vita adeguato

Percorso Epilettologo

La Sindrome di Angelman (SA) è una rara malattia neurologica di origine genetica che colpisce lo sviluppo. Una delle manifestazioni cliniche più comuni e significative, che spesso richiede una gestione specialistica, è l’epilessia, che può essere grave e talvolta farmaco-resistente.

La Figura dell’Epilettologo

L’epilettologo è un medico neurologo, neuropediatra o neuropsichiatra infantile che si è specializzato nella diagnosi, classificazione e trattamento specifico delle epilessie. L’epilettologo è medico che opera in ambito ospedaliero, dove ha le strumentazioni e le tecnologie idonee alla formulazione della diagnosi, necessarie per impostare un corretto percorso terapeutico delle crisi.

Nel contesto della Sindrome di Angelman, il suo ruolo è cruciale e consiste principalmente in:

  • Diagnosi e Classificazione: Identificare con precisione il tipo di crisi epilettiche (che possono includere crisi focali, assenze atipiche o stati epilettici non convulsivi prolungati) e la specifica sindrome epilettica associata alla SA.
  • Gestione Farmacologica: Stabilire e monitorare la terapia a base di farmaci anticrisi (FAC), scegliendo i principi attivi più efficaci e tollerati (es. valproato, benzodiazepine, etosuccimide, ecc) per un’epilessia che è spesso complessa.
  • Monitoraggio: Programmare valutazioni periodiche per valutare l’andamento clinico delle crisi, lo sviluppo psicomotorio del paziente e per uno scambio reciproco coi genitori o caregivers (vedi sotto), che includono anche il monitoraggio video-EEG (elettroencefalogramma, spesso in veglia e sonno per valutare l’attività elettrica cerebrale) e il dosaggio dei farmaci nel sangue.

Il Percorso con l’Epilettologo per i Bambini con SA

Il percorso di gestione dell’epilessia nel bambino con Sindrome di Angelman è parte di un approccio multidisciplinare e specialistico:

  1. Diagnosi e Inquadramento Iniziale:
    • Le prime crisi epilettiche compaiono di solito entro i primi tre anni di vita.
    • Dopo la diagnosi genetica di SA, il bambino viene indirizzato all’Unità di Neurologia Pediatrica o al Centro di Riferimento Malattie Rare, dove l’epilettologo è il punto di riferimento per le crisi.
  2. Terapia e Ottimizzazione:
    • L’epilettologo avvia la terapia antiepilettica. Poiché l’epilessia nella SA può essere farmaco-resistente, può essere necessario provare diverse combinazioni o regimi terapeutici per ottenere un controllo ottimale delle crisi e, soprattutto, delle alterazioni elettriche (che possono influenzare lo sviluppo cognitivo).

3. Follow-up Continuo:

    • Sono essenziali controlli regolari per adattare la posologia dei farmaci in base alla crescita del bambino e alla frequenza/tipologia delle crisi.
    • Anche se in età adulta, gli attacchi tendono a diminuire o anche a risolversi, il monitoraggio clinico-strumentale rimane un passaggio importante del follow-up.

Inquadramento Multidisciplinare

L’intervento dell’epilettologo si inserisce in un percorso assistenziale più ampio e trasversale che coinvolge anche le istituzioni territoriali nella logica della continuità assistenziale ospedale territorio.

Le figure professionali che si interfacciano con l’epilettologo sono

  • Neuropsichiatra Infantile del Servizio Territoriale di residenza del paziente: per il follow-up dello sviluppo cognitivo, motorio e comportamentale e per l’impostazione del programma riabilitativo cognitivo comportamentale e per il sostegno alle famiglie.
  • Fisioterapista, Logopedista, Terapista Occupazionale: per l’intervento riabilitativo concordato e monitorato col Neuropsichiatra Infantile (sviluppo motorio, comunicazione alternativa e aumentativa, autonomie personali).
  • Altri Specialisti: In caso di complicanze mediche associate (ortopedici per la scoliosi, oculisti, gastroenterologi).

L’obiettivo generale del percorso è migliorare la qualità della vita del bambino e della sua famiglia, e il controllo efficace delle crisi epilettiche è fondamentale per supportare gli altri interventi riabilitativi.

Percorso Farmacologico

Il percorso farmacologico per i soggetti affetti da Sindrome di Angelman (SA) è essenzialmente un trattamento sintomatico, poiché al momento non esiste una cura risolutiva approvata. La gestione farmacologica è mirata al controllo dei sintomi neurologici e delle complicanze mediche che caratterizzano la sindrome.

Il trattamento farmacologico viene gestito dal Neuropsichiatra Infantile o dall’Epilettologo, in collaborazione con il pediatra e altri specialisti.

  1. Trattamento dell’Epilessia (Sintomo Neurologico Principale)

L’epilessia è una manifestazione cruciale e può essere complessa o farmaco-resistente.

Farmaci Efficaci Comunemente Usati:

  • Valproato di Sodio (Acido Valproico): Efficace per vari tipi di crisi.
  • Benzodiazepine:
    • Clobazam, Clonazepam, Nitrazepam: Utili nel controllo delle crisi, in particolare le crisi miocloniche e le assenze.
  • Etosuccimide: Particolarmente efficace per le crisi di assenza.
  • Piracetam: Utilizzato per le mioclonie.

Farmaci Generalmente Sconsigliati:

Alcuni farmaci anticris (FAC) sono controindicati o considerati inefficaci perché possono peggiorare le crisi miocloniche e/o le assenze, tra cui:

  • Fenitoina
  • Carbamazepina
  • Oxcarbazepina
  • Vigabatrin

Il protocollo di trattamento è sempre altamente individualizzato e richiede un monitoraggio costante tramite EEG e, talvolta, il dosaggio plasmatico dei FAC.

  1. Trattamento dei Disturbi del Sonno

I disturbi del sonno (insonnia, frequenti risvegli notturni, ridotta necessità di dormire) sono molto comuni nella SA e hanno un forte impatto sulla famiglia.

  • Melatonina: È il trattamento di prima linea, spesso efficace e ben tollerato per regolarizzare il ciclo sonno-veglia.
  • Benzodiazepine Ipnoiducenti: Possono essere usate in casi selezionati, sotto stretto controllo medico.
  1. Gestione dei Sintomi Comportamentali e dell’Iperattività

L’iperattività e l’eccitabilità sono tratti caratteristici, ma di solito non aggressivi.

  • Farmaci Psicotropi: In genere, vengono usati con cautela e solo quando i sintomi comportamentali interferiscono gravemente con la qualità della vita e con gli interventi riabilitativi. L’uso di neurofarmaci (come ad esempio la L-Dopa, utilizzata in passato per il tremore e i sintomi motori) è spesso dibattuto, per via del rischio di indurre iperattività o eccitabilità.
  1. Trattamento delle Complicanze Mediche

Il percorso farmacologico e medico include anche la gestione delle problematiche non neurologiche:

  • Disturbi Gastrointestinali: Farmaci per il trattamento del reflusso gastroesofageo o di farmaci e una dieta ricca di fibre per la stitichezza (stipsi).
  • Infezioni: Antibiotici/antinfiammatori per le infezioni ricorrenti delle alte vie aeree (come le otiti).
  1. Ricerca e Terapie Sperimentali (Terapia Eziologica)

L’area più promettente della farmacologia per la SA riguarda lo sviluppo di terapie in grado di agire sulla causa genetica, mirando a riattivare il gene UBE3A paterno, normalmente silente (terapia eziologica).

  • Oligonucleotidi Antisenso (ASO): Molecole che vengono somministrate tramite puntura lombare (nel liquido cerebrospinale – CSF) per bloccare un RNA (UBE3A-AS) che silenzia il gene UBE3A paterno. Il blocco consente al gene paterno di esprimersi, producendo la proteina UBE3A mancante. Questi farmaci sono in fase avanzata di sperimentazione clinica.
  • Terapia Genica/Terapia di Sostituzione Proteica: Approcci volti a fornire copie funzionanti del gene UBE3A o della proteina UBE3A.
  • Altri Neurofarmaci/Molecole: Molecole che agiscono su specifici recettori o vie metaboliche, spesso in fase di studio preclinico o clinico precoce (es. terapie che modificano il microbioma o sostanze come IGF-1/IGF-2).

Queste terapie sperimentali rappresentano la frontiera della cura e sono accessibili solo tramite programmi di trial clinici in centri di eccellenza.

Percorso Terapeutico e Riabilitativo

Il percorso terapeutico-riabilitativo per i soggetti affetti dalla Sindrome di Angelman (SA) è di fondamentale importanza, data l’assenza di una cura definitiva. È un percorso multidisciplinare e deve essere intrapreso il più precocemente possibile per massimizzare il potenziale di sviluppo.

L’obiettivo della riabilitazione non è la “cura”, ma l’acquisizione della massima autonomia possibile e il miglioramento della qualità della vita.

  1. Fisioterapia (FKT) e Sviluppo Motorio

La FKT è indispensabile per affrontare i disturbi motori tipici della sindrome, come l’atassia (disturbo della coordinazione e dell’equilibrio) e l’ipotonia (scarso tono muscolare).

  • Obiettivi:
    • Deambulazione: Raggiungimento e mantenimento della deambulazione autonoma, che in molti casi si presenta con una caratteristica andatura rigida, a base allargata e a scatti.
    • Postura: Miglioramento della postura e del controllo del tronco.
    • Prevenzione: Prevenzione e gestione delle contratture articolari e della scoliosi, una problematica scheletrica frequente che richiede controlli fisiatrici e ortopedici periodici.
    • Equilibrio: Esercizi specifici per la coordinazione oculo-manuale e l’equilibrio dinamico.
  1. Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) e Logopedia

Data la quasi totale assenza di linguaggio verbale (i soggetti SA riescono spesso a pronunciare solo poche parole), l’approccio non si focalizza sulla produzione del linguaggio orale, ma sulla creazione di un sistema di comunicazione funzionale.

  • Logopedia: Si concentra sullo sviluppo delle abilità comunicative pre-verbali (gesti, vocalizzi, intenzionalità) e sulla comprensione.
  • CAA: È il perno dell’intervento comunicativo. Viene utilizzato un sistema di comunicazione alternativo (che sostituisce il linguaggio orale) e aumentativo (che lo integra).
    • Strumenti: Si usano simboli grafici (immagini), tabelle di comunicazione, quaderni o, sempre più spesso, dispositivi elettronici (tablet) dotati di software specifici (vocali o testuali) per permettere al soggetto di esprimere bisogni, scelte e stati d’animo.
  1. Terapia Occupazionale (TO) e Autonomie Personali

La TO lavora sulle abilità necessarie per l’indipendenza e la partecipazione alle attività quotidiane.

  • Autonomia: Addestramento nelle attività di vita quotidiana (ADL), come vestirsi, mangiare (spesso ci sono problemi di suzione o deglutizione) e l’igiene personale.
  • Motricità Fine: Sviluppo e affinamento delle abilità fino-motorie delle mani, essenziali per manipolare oggetti, usare utensili e interagire con i dispositivi di CAA.
  • Integrazione Sensoriale: Gestione della sensibilità atipica (es. attrazione per l’acqua, elevata sensibilità al calore) e miglioramento dell’organizzazione sensoriale per modulare le risposte agli stimoli esterni.
  1. Intervento Cognitivo e Comportamentale

I bambini con SA presentano un ritardo cognitivo grave, associato a tratti comportamentali distintivi come l’iperattività, l’eccitabilità e il deficit di attenzione.

  • Analisi Comportamentale Applicata (ABA): Le tecniche di modificazione comportamentale sono utilizzate per gestire l’iperattività e i cosiddetti “comportamenti problema”, rinforzando le risposte adattive e insegnando nuove abilità.
  • Apprendimento Funzionale: Si lavora su semplici capacità cognitive, come l’attenzione congiunta e le abilità di imitazione, che sono la base per l’apprendimento di nuove competenze.
  • Supporto Psicologico alla Famiglia: Essenziale per aiutare i caregiver a comprendere il profilo del bambino e ad applicare in modo coerente le strategie comportamentali e comunicative a casa.

In sintesi, il percorso riabilitativo per la Sindrome di Angelman è un piano di cura a lungo termine che abbraccia tutte le sfere dello sviluppo, con la CAA e la Fisioterapia come pilastri fondamentali.

Percorso Scolastico ed Educativo

Il percorso scolastico-educativo per i soggetti con la Sindrome di Angelman (SA) è orientato all’inclusione e si basa sull’individualizzazione dell’apprendimento, concentrandosi sullo sviluppo delle autonomie personali, delle abilità comunicative e della socializzazione, data la presenza di una grave disabilità intellettiva e l’assenza di linguaggio verbale.

Punti Chiave dell’Integrazione Scolastica

  1. Piano Educativo Individualizzato (PEI):
    • In Italia, l’integrazione scolastica è un diritto garantito per tutti gli alunni con disabilità (Legge 104/92). Il percorso viene formalizzato attraverso il PEI, redatto congiuntamente da insegnanti curricolari, insegnante di sostegno, specialisti dell’ASL (Neuropsichiatra Infantile, terapisti) e famiglia.
    • Il PEI definisce gli obiettivi educativi e didattici individuali, le metodologie, i criteri di valutazione e le risorse necessarie. Gli obiettivi sono spesso di tipo funzionale e relazionale, piuttosto che puramente accademico.
  2. Insegnante di Sostegno e Risorse:
    • Viene assegnato un Insegnante di Sostegno specializzato per facilitare l’integrazione e supportare l’alunno in classe, modulando l’offerta didattica sulle sue capacità.
    • La scuola è chiamata a fornire anche attrezzature tecniche e sussidi didattici necessari (es. ausili per la postura o la comunicazione).

 

Strategie Didattiche e Metodologiche

  1. Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) 

La CAA è la strategia comunicativa fondamentale per gli alunni con SA, data l’estrema compromissione del linguaggio verbale.

  • Implementazione: L’ambiente scolastico viene reso un “ambiente comunicativo” attraverso l’uso costante di:
    • Simboli e Pittogrammi: Etichette sugli oggetti, agenda giornaliera delle attività, strisce delle routine e tabelle comunicative.
    • Ausili ad Alta e Bassa Tecnologia: Quaderni con simboli, In-book (libri modificati) e dispositivi elettronici (tablet/comunicatori).
  • Obiettivo: Insegnare al bambino a chiedere, scegliere e rifiutare attraverso i simboli, facilitando la sua partecipazione e l’interazione sociale.
  1. Strutturazione dell’Ambiente e Gestione Comportamentale 

L’iperattività, l’eccitabilità e il deficit di attenzione richiedono un ambiente di apprendimento ben strutturato e prevedibile.

  • Ambiente Stabile: Contesto tranquillo, ben organizzato e coerente per contenere l’iperattività e ridurre i comportamenti problema.
  • Routine Visive: L’uso di regole visive e di sequenze di attività (es. l’agenda del giorno con i simboli) aiuta il bambino a orientarsi e a prevedere cosa succederà, riducendo l’ansia e i conseguenti comportamenti disfunzionali.
  • Rinforzo Positivo: Vengono utilizzate strategie di tipo comportamentale (come l’ABA – Applied Behavior Analysis), focalizzate sul rinforzo dei comportamenti alternativi e adattivi desiderati, piuttosto che sulla punizione del comportamento problema.
  1. Sviluppo Motorio e Sensoriale 

Le difficoltà motorie (atassia, problemi di equilibrio) sono affrontate anche in ambito scolastico.

  • Psicomotricità: L’intervento di educazione psicomotoria, spesso in collaborazione con i terapisti, aiuta il bambino a percepire e strutturare meglio il proprio corpo nello spazio e a integrare le diverse funzioni sensomotorie.
  • Attività Funzionali: L’apprendimento è spesso legato all’azione e all’esperienza senso-motoria, sfruttando la tendenza del bambino SA a muoversi.

Transizione e Continuità

La collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sociosanitari (ASL) è cruciale. Il successo del percorso educativo dipende dalla coerenza metodologica nell’applicazione delle strategie (soprattutto la CAA) tra ambiente scolastico e domestico, garantendo una continuità terapeutica durante tutte le fasi della crescita.

Percorso Occupazionale

Il percorso occupazionale e post-scolastico per i soggetti affetti dalla Sindrome di Angelman (SA) non si configura come un ingresso nel mercato del lavoro tradizionale, data la grave disabilità intellettiva e motoria e l’assenza di linguaggio verbale.

L’obiettivo principale del percorso post-scolastico è garantire la qualità della vita, il mantenimento delle autonomie acquisite e la piena inclusione sociale attraverso attività occupazionali e diurne supportate.

  1. Il Concetto di “Occupazione” Funzionale

Per un adulto con SA, l’occupazione è intesa come l’opportunità di partecipare attivamente ad attività significative e strutturate che promuovano:

  • Autonomia Personale: Mantenimento e ulteriore sviluppo delle capacità di cura di sé (vestirsi, alimentarsi, igiene) e delle autonomie domestiche.
  • Competenza Sociale: Interazione con i pari e con gli operatori in un contesto di gruppo.
  • Partecipazione Attiva: Svolgimento di mansioni semplici ma significative all’interno di un ambiente protetto e strutturato.
  1. Strutture e Servizi di Riferimento

Dopo la conclusione del ciclo scolastico, il percorso si sposta prevalentemente verso strutture sociosanitarie e socio-assistenziali:

Tipologia di Struttura

Destinazione e Obiettivo Principale

Centri Diurni (CD)

Strutture che offrono attività educative, riabilitative e occupazionali durante il giorno. L’obiettivo è mantenere le abilità cognitive e motorie, promuovere la socializzazione e offrire sollievo alle famiglie.

Centri Socio-Educativi (CSE)

Focalizzati maggiormente sull’aspetto educativo e sull’acquisizione di nuove competenze legate alla quotidianità e al tempo libero.

Comunità Alloggio/Residenziali

Per adulti che non possono o non desiderano più vivere con la famiglia, offrendo assistenza h24 e continuità nel percorso riabilitativo-occupazionale.

  1. Le Attività Occupazionali e Laboratoriali

Le attività proposte in queste strutture sono altamente strutturate e individualizzate, spesso utilizzando la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) come strumento principale di partecipazione.

  • Laboratori di Autonomia Domestica: Attività come preparare un pasto semplice, apparecchiare la tavola, riordinare o fare la spesa. Queste attività rafforzano l’autonomia nella vita quotidiana.
  • Laboratori Sensoriali e Creativi: Impegnano le abilità fino-motorie e la percezione sensoriale, come attività di manipolazione, pittura, musica o giardinaggio in serra.
  • Attività Motorie e Psicomotorie: Essenziali per contrastare il peggioramento dell’atassia e delle rigidità muscolari. Include fisioterapia di mantenimento, ginnastica adattata o idroterapia.
  • Uscite sul Territorio: Partecipazione alla vita della comunità (es. visitare negozi, prendere mezzi pubblici) per favorire l’inclusione e le competenze sociali.
  1. Supporto Continuo e Prospettive

Data la complessità della SA, l’adulto richiede supporto ambientale continuo e assistenza per tutta la vita. Le terapie occupazionali e comportamentali continuano ad essere fondamentali per:

  • Mantenimento delle Competenze: Assicurare che le abilità faticosamente acquisite non regrediscano.
  • Gestione Comportamentale: Lavorare sull’eccitabilità e l’iperattività in contesti di gruppo.

Il percorso è quindi una continuità assistenziale e riabilitativa, non finalizzata al profitto economico, ma all’espressione del sé e alla partecipazione sociale.

Campania

AOU OSPEDALE S.GIOVANNI E RUGGI D’ARAGONA

Link: http://www.sangiovannieruggi.it/

UOC NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

Prof. Giangennaro Coppola –  Mail: gcoppola@unisa.it  – tel: +39-089 672578

Contatti: Centro Unico di Prenotazione: 800 130 850 (Numero Verde)

__________________

Università Degli Studi di Napoli Federico II http://www.dbenginesystem.net/pediatria/dipartimenti_clinici/visite_specialistiche/psichiatria.aspx;

Neuropschiatria Infantile
Prof.ssa Carmela Bravaccio –
Per prenotazioni: telefonare con impegnativa di “visita neuropsichiatrica infantile” al numero 0817464420/21/19/18, attivi dal Lunedì al Venerdì dalle 8.30 alle 13.15 e dalle 14.00 alle 18.00, e il Sabato dalle 8.30 alle 13.15; o presso le farmacie abilitate, o sul sito internet www.policlinico.unina.it.

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AOU OSPEDALE S.GIOVANNI E RUGGI D’ARAGONA

Link: http://www.sangiovannieruggi.it/

UOC NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

Prof. Giangennaro Coppola –  Mail: gcoppola@unisa.it  – tel: +39-089 672578

Contatti: Centro Unico di Prenotazione: 800 130 850 (Numero Verde)

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Università Degli Studi di Napoli Federico II http://www.dbenginesystem.net/pediatria/dipartimenti_clinici/visite_specialistiche/psichiatria.aspx;

Neuropschiatria Infantile
Prof.ssa Carmela Bravaccio –
Per prenotazioni: telefonare con impegnativa di “visita neuropsichiatrica infantile” al numero 0817464420/21/19/18, attivi dal Lunedì al Venerdì dalle 8.30 alle 13.15 e dalle 14.00 alle 18.00, e il Sabato dalle 8.30 alle 13.15; o presso le farmacie abilitate, o sul sito internet www.policlinico.unina.it.