Sindrome di Angelman: nuove evidenze dalla ricerca sui neuroni umani e sulla via JNK
Un nuovo studio scientifico coordinato dalla dott.ssa Silvia Russo e pubblicato nel 2026 sul Journal of Neurodevelopmental Disorders aggiunge un importante tassello alla comprensione dei meccanismi cellulari della Sindrome di Angelman.
Il lavoro ha studiato neuroni corticali ottenuti da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) derivate da pazienti con Sindrome di Angelman, rappresentativi dei principali meccanismi genetici della sindrome: delezioni della regione 15q11-q13, mutazioni di UBE3A, disomia uniparentale paterna e difetti di imprinting.
I ricercatori hanno osservato che, già nelle prime fasi della maturazione, alcuni neuroni Angelman presentano alterazioni della forma e della ramificazione, un aumento di protrusioni immature e, nei modelli con delezione, anche importanti modificazioni dell’attività sinaptica.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la via di segnalazione JNK. Nei neuroni maturi derivati dai pazienti con delezione è stata rilevata una maggiore attivazione di questa via. I ricercatori hanno quindi utilizzato D-JNKI1, un inibitore di JNK, osservando dopo il trattamento un recupero parziale di alcune delle alterazioni riscontrate.
In particolare, il trattamento ha ridotto significativamente le protrusioni neuronali immature, migliorato alcuni parametri della ramificazione e prodotto un recupero di alcuni aspetti dell’attività sinaptica. Non tutte le anomalie, tuttavia, sono state corrette: per questo gli stessi autori parlano correttamente di “partial rescue”, cioè di un recupero parziale.
È importante sottolineare che non siamo di fronte a una nuova terapia già disponibile per le persone con Sindrome di Angelman. Si tratta di uno studio preclinico condotto su neuroni umani derivati da iPSC. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere se e in quale modo questi risultati possano essere tradotti, in futuro, in un approccio terapeutico sicuro ed efficace.
Il valore del lavoro è però significativo: precedenti ricerche avevano già evidenziato nel modello animale un possibile ruolo della via JNK. Questo nuovo studio mostra che l’alterazione è presente anche in modelli neuronali umani derivati da pazienti e che intervenire sulla stessa via può modificare alcuni dei difetti cellulari osservati.
Per OR.S.A. questo risultato rappresenta soprattutto una conferma dell’importanza di continuare a sostenere una ricerca diversificata, capace di studiare la Sindrome di Angelman da prospettive differenti: dalle strategie dirette a UBE3A allo studio dei meccanismi cellulari che si sviluppano a valle della sua mancata espressione.
La ricerca procede attraverso risultati che devono essere verificati, approfonditi e messi alla prova. È quindi necessario mantenere prudenza, senza trasformare un risultato di laboratorio in una promessa terapeutica. Allo stesso tempo, è importante riconoscere il valore di ogni nuova conoscenza che ci permette di comprendere meglio la Sindrome di Angelman e di individuare nuove strade da esplorare.
OR.S.A. continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi di questa linea di ricerca e a favorire il dialogo tra famiglie, medici e ricercatori, con l’obiettivo di contribuire a una ricerca scientifica rigorosa, concreta e sempre più vicina alle persone con Sindrome di Angelman.
Un ringraziamento particolare va ai ricercatori che hanno realizzato lo studio e, soprattutto, alle persone con Sindrome di Angelman e alle loro famiglie che, attraverso la partecipazione alla ricerca, rendono possibile ogni nuovo passo avanti.
Il Team OR.S.A.
Il Presidente OR.S.A. Organizzazione Sindrome di Angelman